Referendum autonomia: alle 19 affluenza al 50,1 % in Veneto; in Lombardia al 31,8%

Dodici milioni di italiani al voto per ottenere più “autonomia” nelle loro regioni “comunque nel quadro dell’unità nazionale”. Sono i residenti di Veneto e Lombardia, due regioni a governo leghista, lontanissimi, dicono, dalle pulsioni indipendentiste dalla Catalogna, piuttosto attenti principalmente a fare i conti dei loro gettiti fiscali, con l’obiettivo di trattenerli nei loro territori senza che lo Stato li ripartisca nelle altre regioni italiane.

 

 

 

 

“Con il referendum consultivo che ha chiamato al voto 11 milioni di italiani, Veneto e Lombardia scelgono la strada dell’autonomia. Il Veneto supera il quorum e registra un’affluenza record che rasenta il 60% con i sì al 98%. Il governatore Zaia parla di “Big Bang delle riforme istituzionali”. In Lombardia, dove il quorum non c’era, l’affluenza viene trascinata dal voto nelle valli ma si ferma nel Milanese restando sotto il 40%, con il 95% dei sì.

 

In Lombardia manca ancora il dato definitivo sull’affluenza – Secondo la Regione Lombardia, la stima del dato finale sull’affluenza nel referendum sull’autonomia “oscilla tra il 38% e il 39% per un numero di votanti di circa 3 milioni” quando sono state esaminate il 95% delle 24mila Voting machine. Allo stato, spiega la Regione in una nota, l’affluenza è pari al 37,07%. Si sono registrate alcune criticità tecniche nella fase di riversamento dei dati della rimanenti Voting machine e pertanto i risultati completi potranno essere resi noti a operazioni concluse.

 

Il governatore Maroni soddisfatto – Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, che aveva posto l’asticella dell’affluenza al 34% per decretare il successo della consultazione, si proclama soddisfatto. Un attacco hacker nella notte che ha superato due livelli di sicurezza ha un po’ rallentato l’arrivo dei dati del Veneto mentre in Lombardia è stato sperimentato per la prima volta il voto elettronico con qualche polemica.

 

Martina: “Soldi delle tasse non trattabili” – Ora inizia la trattativa per la realizzazione di una maggiore autonomia nelle due regioni. Il governo, come ha annunciato il sottosegretario Gianclaudio Bressa, è pronto ad aprire un tavolo per negoziare ma il ministro dell’Agricoltura e vice segretario del Pd, Maurizio Martina, ribadisce che “il fisco non è oggetto di trattativa, i soldi delle tasse non sono trattabili”. Secondo le intenzioni dell’esecutivo la trattativa dovrà ricalcare il modello Emilia Romagna.

 

Zaia: “Chiederemo i nove decimi delle tasse” – Il governatore Zaia spiega che il Veneto chiede, nel contratto che presenterà al governo per avere maggiore autonomia, “tutte le 23 materie, lo dico subito, e i nove decimi delle tasse. Quando andremo a trattare con il governo avremo quasi 6 milioni di cittadini insieme a noi”. E Maroni aggiunge: “Io punto con la maggiore autonomia ad avere almeno 24-25 miliardi di euro in più che, con le giuste competenze, mi consentirebbero di fare quello che ora non riesco a fare. Il Nord c’è e vuole essere ricompensato”.

 

Critica la Meloni: “Non c’è stato un plebiscito” – Critica fino in fondo la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, una dei protagonisti della coalizione di Centrodestra insieme a Forza Italia e Lega Nord, secondo la quale “i referendum non sono stati un plebiscito ma per Fratelli d’Italia il punto è un altro e prescinde dai numeri e dalle percentuali: in una nazione che si rispetti le riforme costituzionali si fanno tutti insieme e non a pezzi, per il bene di tutti e non per assecondare l’interesse particolare. Ora lavoriamo insieme per una proposta di riforma dello Stato che coniugi presidenzialismo e federalismo e non metta in discussione l’unità nazionale”.”

Fonte: “TGCOM24”

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