Rinasce la Democrazia Cristiana: intervista in esclusiva al presidente Giovanni Fontana

Giovedì 9 Novembre si sono riaperti gli uffici della Dc nazionale nella sede storica di Piazza del Gesù a Roma: riprende quindi vita operativa il partito che fu di De Gasperi, La Pira, Fanfani, Moro, Andreotti e Cossiga. Promotore di tale coraggioso progetto che, ci tengono a sottolinearlo i protagonisti, “non è minimamente nostalgico e guarda al presente e al futuro del Paese”, è Giovanni Fontana; il neopresidente della Democrazia Cristiana, già parlamentare (deputato e senatore) e sottosegretario nonché ministro della Repubblica, riparte dunque dallo storico palazzo Cenci-Bolognetti. Incontriamo il presidente facendoci largo a fatica tra coloro che vogliono esprimere amicizia e testimoniare l’entusiasmo intorno alla sua decisione e azione politica.

 

 

D.: Presidente Fontana, lei ha preso in carico un progetto coraggioso e con un patrimonio decisamente importante nella Storia di questo paese, con che spirito, con quale animus si accinge a farlo?

L’umiltà: l’umiltà di accostarci a un palazzo dove sono vissute personalità di straordinario valore, generosità, cultura e che hanno dedicato tutta la vita loro al Paese: quindi, sì, l’umiltà. Poi devo dire anche che – io ci penso spesso – mi sento un nano rispetto a questi giganti e allora mi viene in mente anche quel filosofo che nel 1100 circa diceva che sì noi siamo dei nani ma possiamo camminare sulle spalle dei giganti in modo tale da poter guardare più lontano con il loro aiuto. Ecco allora il nostro impegno, la nostra volontà, il nostro essere qui è proprio questo: la consapevolezza che facendo riferimento, studiando, parlando con questi volti, con questi luoghi, parlando con loro, io sono convinto, sono certo, che anche noi qualche cosa impareremo e sapremo legare queste loro riflessioni alla modernità, al nostro tempo storico.

 

D.: Qualcuno potrebbe accusarvi di essere dei nostalgici, cosa risponde a costoro?

Noi non siamo rivolti al passato, non siamo dei nostalgici, abbiamo la consapevolezza dei grandi del passato ma sapendo bene che dobbiamo oggi leggere quei valori col tempo di oggi.

 

D.: Come si inserisce questa rinascita in un contesto non facile da più punti di vista, sociale, politico e soprattutto economico?

Noi ci inseriamo, ripeto, con due obiettivi: il primo è quello di ridare alla politica dei valori ai quali riferirsi. Questo è molto importante perché oggi c’è un pragmatismo che impera, e invece questo pragmatismo cosa ha portato? Ha portato a rincorrere i problemi, a tentare di risolverli volta per volta. Noi vorremmo ritornare a programmare il Paese, a programmare i suoi problemi, che sono problemi sociali: il lavoro, la sanità, ci sono i problemi delle grandi infrastrutture, la capacità di essere in Europa con la schiena dritta e con – anche qua – (il secondo obiettivo, ndr) il prestigio, il prestigio che godevano al momento della nascita dell’Europa i nostri padri. Ecco, questo: c’è un assumere dal passato, ma non per restare prigionieri del passato, ma perché saliamo sulle spalle dei giganti, abbiamo questa possibilità che ci da lo spazio di visione.

 

D.: Con che persone si è ritrovato e con quali valori in comune?

Tanti antichi amici, tutti di grande spessore.

 

D.: Presidente, ci può dire quale sarà il prossimo passo, il focus della successiva iniziativa?

Noi stiamo lavorando per preparare il nostro programma sul bilancio dello Stato.  Questa è una cosa importante perché molte volte nel programma dei partiti politici si dicono cose in libertà senza sapere se ci sono le risorse o dove trovare le risorse. È solo prospettando il futuro sullo schema del bilancio che si raggiungono gli obiettivi, quindi ogni ministero deve avere la sua tabella … e così via. E quindi questo nostro programma sarà un programma effettivamente concreto perché fatto sulle risorse oggettive che sono nel bilancio.

 

di Daniele Giacobbe

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