Cosa è in realtà l’ormai famigerato “reddito di cittadinanza” proposto dal M5Stelle (e quanto costerebbe)

Varia la denominazione da Stato a stato, da nord a sud, da est a ovest: ma la sostanza è più o meno quella di un reddito di cui si gode mentre non si lavora, pagato dalle casse dello stato. Ed in Italia la questione ha preso il decollo da quando il Movimento 5 Stelle è al centro della scena politica, tanto che il quotidiano “la Repubblica” edizione di Bari ha titolato:” Hanno vinto i Cinque stelle, adesso dateci i moduli per il reddito di cittadinanza.

C’è chi spiega che “ il reddito di cittadinanza in senso prprio deve avere le seguenti caratteristiche: incondizionato, universale e non revocabile. Cioè: è pagato ad ogni individuo, l’importo non dipende dal reddito (ne dà nient’altro come il reddito familiare). Ciò che contraddistingue il “reddito di cittadinanza” ovvero quello che lo rende “unico” è che può essere percepito sin dalla nascita e smesso di percepire alla morte, inoltre non è necessario alcun atto amministrativo che non sia totalmente automatico (che non dipenda cioè dall’arbitrarietà di un ufficio o funzionario).

Tutt’altra cosa è invece la proposta del partito fondato da Beppe Grillo: il reddito andrebbe a chi è maggiorenne ed è disoccupato (oppure già percepisce un reddito ma inferiore alla soglia di povertà).

Inoltre se si rifiuta per tre volte un’offerta di lavoro il “reddito dei pentastellati” decade. Il tutto per un’entrata al cittadino richiedente per 800 – 900 euro mensili. Insomma è quello che i tecnici chiamano una normale indennità di disoccupazione: nulla di simile al vero Universal Basic Income.

Il paese che più si avvicina nel suo sistema al “reddito di cittadinanza” non  è una nazione dell’europa del nord (né norvegia o Svezia o Islanda) né la ricca Svizzera: è – indovinate un po’: l’Alaska.

Quello dell’Alaska è un caso celebre perché quasi unico funziona in maniera semplicissima e radicale: ogni persona che ha vissuto almeno un anno nei confini dello stato riceve un emolumento di circa un migliaio di dollari all’anno (al suo massimo storico nel 2015 ne distribuiva ad ogni spettante circa 2.000 verdoni). Quindi –sempre al suo massimo storico – 166 dollari al mese. Ma lo faceva senz alcuna distinzione di altro reddito (eventuale), di occupazione o di età.

Insomma quello del Movimento 5 Stelle non sarebbe altro che un’indennità di disoccupazione provvisoria, in attesa di trovare un lavoro a condizione che se ne stia cercando attivamente uno.

Questo tipo di reddito è già presente in quasi tutti i paesi europei – fatta eccezione per la Grecia – ma in tutti i casi si tratta di una normale indennità di disoccupazione, il cui costo per le casse dello Stato italiano ammonterebbe a circa 15 – 30 miliardi l’anno.

 

 

di Daniele Giacobbe

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: