Milano, tangenti in 2 ospedali: in manette 3 primari e un imprenditore

Tre primari, due direttori sanitari ai domiciliari, un imprenditore in cella. Gli arrestati per corruzione sono Giorgio Calori, direttore della chirurgia ortopedica riparativa del Pini, Tommaso Brenicci, imprenditore di commercio all’ingrosso di articoli medicali, Carmine Chccinello, direttore ortopedia traumatologica del Pini, Carlo Romano, responsabile chirurgia ricostruttiva del Galeazzi, Lorenzo Drago, responsabile del laboratorio analisi del Galeazzi e Paola Navone, direttore sanitario del Pini.

 

 

 

 

“ A volte, era un cesto di Natale particolarmente pesate. Altre, la promessa di uno stage alla figlia. Nella maggior parte dei casi erano borse lussuose, il pagamento di spese per congressi e soprattutto soldi, tanti soldi, per finte consulenze. Al punto che da una società produttrice di dispositivi medici il primario aveva ricevuto in cinque anni più della metà di quanto guadagnava nel suo lavoro in ospedale. Si nascondevano sotto diverse forme le mazzette che, secondo la Procura di Milano, quattro primari di due eccellenze della sanità lombarda avrebbero ricevuto da gruppi riconducibili ad uno stesso imprenditore. Che nel tempo aveva maturato una convinzione: «Il Pini è l’ospedale più facile del mondo, perché non ci sono gare. Se sei amico di un chirurgo – registrano le intercettazioni – usi i prodotti che vuole, cioè è tutto libero».

 

Sono queste alcune delle conversazione agli atti dell’indagine che, per il giudice delle indagini preliminari di Milano Teresa De Pascale contribuiscono a fare luce «sulle trame occulte dei rapporti tra imprenditori e medici fidelizzati». Tutti ora raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare. Tommaso Brenicci, titolare della società Eon medica di Monza, è finito in carcere per corruzione. Vanno invece ai domiciliari, due primari dell’Ospedale Cto Gaetano Pini – Carmine Cucciniello e Giorgio Maria Calori – la direttrice sanitaria, Paola Navone; insieme a due primari di un’altra struttura, fiore all’occhiello all’ombra del Duomo, il Galeazzi: il chirurgo Carlo Romanò e Lorenzo Drago, responsabile del laboratorio di analisi. Da un lato, medici dei principali ospedali milanesi, dall’altro soci di fatto, per l’accusa, della società che aveva il brevetto di una sorta di medical detector da loro utilizzato.

«Non è un mio amico che conosco da trent’anni. Prende le stecche su quello che fa un altro», dice Brenicci a proposito di Calori e così sintetizza il suo forte legame col primario, che era «abituale percettore di compensi da parte di imprese del settore», scrive il gip che calcola come dal 2011 al 2016 abbia ricevuto dal gruppo di Brenicci «più della metà degli emolumenti percepiti come dipendente pubblico». Emolumenti che potevano contemplare anche borse di lusso. «La Vuitton non ti piace? Stefi è possibile che me la regalino e allora non rompere i c…! », rimproverava alla moglie, negli stessi giorni in cui era in Turchia con lo stesso Brenicci. Nelle 283 pagine dell’ordinanza, il gip si sofferma più volte sulla «cupidigia» e sull’ «approccio interventista» del medico. Che sarebbe arrivato, stando all’accusa, a prospettare ad un facoltoso paziente anche un’infezione che non c’era. Nelle sue comunicazioni, al contrario, se non curata «avrebbe portato all’amputazione di un piede, per manifestare la necessità di procedere ad un’operazione in una clinica di Milano doveva operava privatamente». «Un delinquente vero», dice di lui l’altro collega dello stesso ospedale, raggiunto pure dall’ordinanza di custodia cautelare.

 

Si tratta della seconda parte di un’ inchiesta, divenuta un nuovo terremoto per la sanità lombarda, dopo l’arresto di Norberto Confalonieri, ex primario del Pini, già rinviato a giudizio. Ancora una volta, il nodo è il rapporto tra i camici bianchi e le società produttrici di dispositivi medici: allora erano protesi, stavolta si tratta di vari “materiali ortopedici, commercializzati dal gruppo di Brenicci”. Per convincere ad esempio l’Ospedale Pini ad adottare un particolare dispositivo per la diagnosi di infezioni articolari, l’imprenditore avrebbe invece mandato al direttore sanitario, Navone, un cesto natalizio da mille euro, avrebbe poi pagato le spese per un congresso a Parigi e in Alto Adige, per poi promettere uno stage per la figlia in una delle sue società. Si tratta della stessa manager che dopo il primo scandalo nello stesso ospedale, l’arresto del primario Norberto Confalonieri rinviato a giudizio, raccontava in tv il “piano triennale per la prevenzione della corruzione”.

 

Poi per dimostrare, ad esempio, la “superiorità” del dispositivo brevettato da Brenicci per la diagnosi di infezioni osteoarticolare, “Micro DTTect” – “brevettato con i primari Drago e Romanò e poi venduto dalla Kubik Medical srl a loro tre riconducibile; si legge nell’ordinanza – “il direttore sanitario, con Calori avrebbero stipulato una convenzione per una ricerca scientifica sulle infezioni osteoarticolari” e proprio, in particolare, con Drago, primario del Galeazzi e brevettatore, ma anche docente di microbiologia”. Sta in questo continuo conflitto d’interessi, per la Procura e per il giudice, il cuore delle accuse

“Presenteremo presto un progetto di legge, per razionalizzare il sistema dei controlli, perché credo che episodi di questo genere – annuncia il Governatore della Lombardia, Attilio Fontana – non possano e non debbano ripetersi”.

 

 

Fonte: “Sole24 Ore”

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