Il programma M5s-Lega ora preoccupa i mercati E lo spread torna a salire

Il passaggio sulla cancellazione del debito da parte della Bce di 250 miliardi e l’ipotesi di un’uscita dall’euro hanno avuto conseguenze sulle borse e sullo spread.

Piazza Affari apre con la maglia nera ed è in calo dello 0,85 per cento per poi perdere fino a quasi il 3 per cento. Parigi è stabile mentre Francoforte guadgna un timido 0,17. Madrid invece cede lo 0,2 per cento. E a Piazza Affari sono le banche a perdere terreno con il -2 per cento di Ubi Banca, -1,45 di Banco Bpm. In difficoltà anche A2a che perde l’1 per cento e l’Enel con -1,7 per cento.

 

 

 

 

 

“  Lo spread tra Btp e Bund torna a salire a 150 punti base, mentre Lega e M5s dicono di essere alla stretta finale per dar vita al nuovo governo. Dopo i moniti dell’Europa sul rispetto delle regole, in particolare dell’impegno a far scendere il debito pubblico, secondo la piattaforma Bloomberg il Btp decennale italiano di riferimento è tornato a rendere il 2% e il differenziale con gli omologhi titoli tedeschi si è portato fino a 150,1 punti (dai 130 della chiusura di ieri sera): massimi da metà gennaio.

Nelle sale operative, annota l’agenzia finanziaria Usa, pesa soprattutto l’indiscrezione di un possibile accordo sulla richiesta all’Eurosistema di cancellare 250 miliardi di debito italiano. Un’idea (definita “superata” nelle stesure seguenti del contratto di governo, dalle parti in causa) che rimette al centro del dibattito soluzioni radicali: Jason Simpson, da Societe Generale, ricorda come i mercati hanno dato per scontato – negli ultimi mesi – che gli aspetti più estremi dei programmi elettorali sarebbero stati limati. Il rialzo di queste ore, va detto, s’iscrive in una generale crescita dei rendimenti del comparto obbligazionario. Per gli addetti ai lavori è da leggere come un segnale di preoccupazione, anche se gli isterismi del passato erano ben altra cosa. “Brutta reazione stamane sia per l’azionario che per il governativo dopo il contratto pubblicato ieri sera”, dice a caldo Vincenzo Longo da IG Markets. “Anche se i partiti hanno detto di aver rivisto i punti più discussi, gli investitori sembrano essere rimasti spiazzati dalle ipotesi (poco credibili e realizzabili) prese in considerazione dalle parti politiche”. In ogni caso, secondo l’esperto “la reazione è modesta, se si considera la portata della notizia”. Basta pensare che a inizio anno il differenziale era intorno a 160 punti. Insomma, bisognerà vedere nei prossimi giorni cosa diventerà concretamente realizzabile del contratto e che credito verrà dato al programma dagli investitori internazionali. “Lo spread sale? Sono i giochini della finanza, vuol dire che stiamo facendo bene” ha detto il leader del Carroccio, Matteo Salvini, in diretta su Facebook. “Guarda caso, appena abbiamo fatto l’ipotesi del governo M5s-Lega cominciano le fibrillazioni. Vedo una certa paura da parte degli eurocrati. Ma non mi spaventano”, ha detto il capo del Movimento, Luigi Di Maio, sul rialzo dello spread.

 

POLICY. Tanto tuonò che piovvedi ROBERTO PETRINI

 

A Milano, Piazza Affari peggiora repentinamente a metà mattina, arriva a sfiorare il -3% poi risale nel pomeriggio a -1,9%. Soffre il comparto bancario, che viene come sempre penalizzato dalla crescita dello spread. Vittoria Assicurazioni schizza in rialzo verso il prezzo dell’Opas lanciata da Carlo Acutis per delistare la compagnia, mentre Astaldi è sotto i riflettori per l’aumento da 300 milioni che vedrà l’ingresso dei giapponesi di IHI al 18%. In positivo le altre Borse europee: Londra sale dello 0,15%, Francoforte aggiunge lo 0,3% e Parigi lo 0,1%.

I mercati azionari avanzano incerti a livello globale, a seguito della risalita del rendimento dei Treasury americani al 3%, vicino ai massimi dal 2011. La debolezza europea si era già fatta vedere in Asia, dove gli scambi sono stati all’insegna delle vendite. La Borsa di Tokyo ha chiuso in calo sulla scia di Wall Street e per la contrazione dell’economia giapponese, con il Pil del primo trimestre giù dello 0,2% per la frenata nei consumi privati: prima battuta d’arresto in due anni. L’indice Nikkei ha ceduto lo 0,44% a 22.717,23 punti e il Topix lo 0,27% a 1.800,35 punti. Wall Street, che ieri ha riportato il primo calo del Dow Jones dopo otto sedute di fila in rialzo, riparte incerta: l’indice delle blue chip segna +0,05% a 24.716 punti. Il Nasdaq segna un debole rialzo (+0,11%) a 7.359 punti.

 

Anche in questo caso, si ricollega il movimento ai rendimenti in aumento sul fronte obbligazionario, che rendono l’azionario meno attraente e preoccupano gli investitori che si domandano che effetto potrebbero avere sulla politica della Federal Reserve. Robert Kaplan, presidente della Fed di Dallas, ha detto che i tassi di interesse dovrebbero continuare ad essere alzati in modo “graduale e paziente”. John Williams, numero uno della Fed di San Francisco, ha ripetuto che un totale di tre o quattro strette nel 2018 sono da mettere in conto. Mentre hanno continuato a monitorare le tensioni in Medio oriente e le trattative commerciali tra Usa e Cina, gli investitori sono stati presi alla sprovvista dalla decisione della Corea del Nord di cancellare all’ultimo minuto un incontro di alto livello con la Corea del Sud; Pyongyang ha messo così a rischio lo stesso incontro tra il presidente americano Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong Un. A fine seduta, il Dow ha perso lo 0,78%, lo S&P500 lo 0,68% e il Nasdaq ha invece guadagnato lo 0,81%. Oggi negli Usa si guarda ai dati su nuovi mutui e cantieri, sulla produzione industriale e le scorte di petrolio.

Ricca l’agenda di dati macro, al di là dell’evoluzione politica. In Italia l’Istat traccia una ripresa dell’industria a marzo e rilascia i numeri dell’inflazione, oltre il rapporto annuale 2018. Di prezzi si parla anche a livello di Eurozona (in calo ad aprile all’1,2%) e in Germania (stabile all’1,6%). Seduta in calo per l’euro. La moneta unica passa di mano a 1,1830 dollari rispetto alla chiusura di ieri a 1,1860 dollari. Il biglietto verde, sostenuto dal buon andamento dei consumi negli Stati Uniti e dell’aumento dei tassi di interesse sul mercato del debito Usa, è al top sull’euro dalla fine del 2017.

 

Sempre a livello internazionale, si registra il sospiro di sollievo per il presidente argentino Mauricio Macri: nel potenziale ‘martedì nero’ per la sua politica economica, i titoli in pesos in scadenza – per un totale di 28 miliardi di dollari – sono stati rinnovati al 100%, con la Banca centrale che ha ricevuto offerte per altri 200 milioni di dollari. La stampa locale interpreta la risposta positiva del mercato come un voto di fiducia in appoggio a Macri, dopo poco più di due settimane di volatilità, nei quali il prezzo del dollaro ha battuto vari record storici, in un’ascesa apparentemente inarrestabile.

 

Infine, per le materie prime tornano in calo i prezzi del petrolio sui mercati asiatici dopo la stima dell’Api di un aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti a 3,4 milioni di barili, ma le tensioni geopolitiche hanno continuato a sostenere i costi. Negli scambi elettronici in Asia, il barile di Wti con consegna a giugno scende di 19 cent ma resta comunque sopra i 71 dollari a 71,12. Il barile di Brent, con consegna a luglio, perde 17 cent a 78,26 dollari.  “

 

 

Fonte: “la Repubblica”

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