Cassazione: “Sullʼassegno di divorzio pesa il contributo dato dallʼex coniuge al patrimonio comune”

Nello stabilire l’assegno di divorzio “si deve adottare un criterio che tenga conto delle rispettive condizioni economiche e dia rilievo al contributo dato dall’ex coniuge al patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali e all’età”. Lo ha stabilito la Cassazione sciogliendo un conflitto di giurisprudenza dopo che la sentenza sul caso dell’ex ministro Grilli aveva escluso il “tenore di vita”.

 

 

 

 

 

“   Una sentenza della Corte di Cassazione ribalta il criterio per concedere l’assegno di divorzio, che andrà valutato in base a un “criterio composito”. Il nuovo pronunciamentopotrebbe rimettere in discussione, ma gli esperti sono divisi, gli accordi di divorzi famosi, non ultimo quello di Silvio Berlusconi e Veronica Lario.

 

 

Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare “costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale” e per questo va considerato nello stabilire l’assegno di divorzio. È quanto chiariscono le sezioni unite civili della Cassazione, pronunciandosi, con una sentenza depositata oggi, sul contrasto di giurisprudenza in materia di assegno divorzile. “All’assegno di divorzio – spiega la Corte in una nota – deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa. Il parametro così indicato si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo”.

 

Dunque, “ai fini del riconoscimento dell’assegno”, afferma la Corte, “si deve adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto”.

 

La decisione della Suprema Corte era attesa dal 10 aprile scorso, quando in udienza pubblica era stata discussa la questione giurisprudenziale emersa dopo che, con la sentenza sul divorzio dell’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli, era stato escluso il parametro del “tenore di vita” da quelli fondanti il riconoscimento del diritto all’assegno divorzile.

 

Soddisfatti della sentenza della Cassazione i matrimonialisti. Dice infatti l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani, che quanto stabilito Corte suprema “non lascia più spazio a dubbi perché finalmente si chiarisce che non è possibile equiparare tutti i matrimoni. Un conto è il matrimonio ‘mordi e fuggi’ che non prevede assegno, altro conto la relazione di una vita nella quale entrambi i coniugi hanno contribuito sostanzialmente alla relazione. Si chiarisce insomma che in caso di impegno il coniuge più debole ha diritto a qualcosa in più”.

 

Gassani però non prevede una ricaduta su illustri divorzi, come quello di Silvio Berlusconi e Veronica Lario. “Non credo possa incidere – osserva – la Cassazione in questo caso non parla di ‘tenore di vita’ ma di assegno perequativo e compensativo che è cosa ben diversa. Ora si dovranno contestualizzare le vicende caso per caso, tenendo conto del caro vita in base a dove le persone coinvolte abitano”.

 

Ad aprire il contenzioso era stata la sentenza sul matrimonio Grilli-Lowenstein per la quale il mantenimento non andava riconosciuto a chi era indipendente economicamente. “La sentenza Grilli era eccessiva – commenta Gassani – ora finalmente abbiamo la quadratura del cerchio. È stata ripristinata la giustizia sociale”.

 

 

Fonte: “ Repubblica”

 

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